Nota biografica
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Il
manifesto pericolo del suo allontanarsi dal cero per resuscitare una sorta di ellenismo
eroico, è evidente sia dalle illustrazioni per Il Convito di Bosis che nel trittico Le vergini Savie e le vergini stolte (Roma, Museo
del Roma), tanto che sia il Costa sia il Michetti cercano di distogliere Sartorio da
questinclinazione esortandolo ad un viaggio in Inghilterra, che effettua, per
conoscere direttamente il preraffaellismo. Nel 1889 si era recato con
Francesco Paolo Michetti a Parigi, dove aveva esposto
I figli di Caino, riscuotendo largo successo di critica. Ritornato in patria e ospite
del Michetti a Francavilla, si applica allo
studio del paesaggio e degli animali, soprattutto in pastelli o in acqueforti e litografie
di cui non esegue tirature. Tuttavia anche questa produzione è animata da un chiaro
taglio decorativo, ricostruita comè in studio, seppur con spunti dal vero, solo
preoccupata di un realismo tutto esteriore. Presto ritorna al simbolismo estetizzante,
epidermica rievocazione di contenuti e moduli classici, del dittico Diana di Efeso e gli schiavi, La Gorgone e gli eroi, 1899
(Galleria Nazionale dArte Moderna). Ma il lessico sartoriano sta flettendosi dagli
stilemi preraffaelliti ad accentuazioni liberty, in parte dovute alla permanenza di
quattro anni in Germania (1895-1899) come professore nellAccademia di Weimar, su
invito del Graduca Carlo Alessandro. Entra in contatto con i simbolisti tedeschi (Sera di primavera e Abisso verde, 1900; Piacenza, Galleria dArte
Moderna Ricci Oddi) e frequenta la casa di Nietzsche. Rientrato in Italia svolge una
duplice attività, solo apparentemente antitetica ma in realtà abbastanza reciprocamente
"legata" quella di paesista, animatore con Coleman, Giuseppe Raggio e
Onorato Carlandi del gruppo dei XXV della Campagna Romana, e limpegno in grandi
lavori di decorazione. La prima, cui è legata la sua fama maggiore, definitivamente
consacrata dallEsposizione di Venezia nel 1914 dove comparve con 80 tempere, ha per
soggetto la campagna laziale e le paludi pontine. Del secondo aspetto sono documento i
fregi allegorici in chiaroscuro per le Biennali veneziane del 1905 e del 1907, i lavori
ornamentali per LEsposizione di Milano, la decorazione simbolico-idealista
dellaula della Camera dei Deputati in Montecitorio (1908-1912) dove celebra la
storia dItalia dallepoca dei comuni al risorgimento.
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| Giulio Aristide Sartorio (1860-1932). Apprende larte del disegno dal padre Raffaele e dal nonno Girolamo, scultori di una certa reputazione anche se di modesta fortuna. Si perfeziona, più che nella irregolare frequenza dellAccademia, attraverso lesecuzione di rilievi, copie e imitazioni da affreschi, mosaici, quadri e statue delle basiliche e dei musei romani. A questa formazione tradizionale si sovrappone la spiccata simpatia in parte determinata da esigenze economiche che lorientano ad una pittura in voga, di facile mercato- per il virtuosismo di Mariano Fortuny, ed esegue quadretti ed acquerelli di ambiente settecentesco. Con il dipinto Malaria (Cordova, Argentina, Museo), esposto a Roma nel 1882, si presenta sotto una veste rinnovata, volta ad accenti di verismo umanitario michettiano, ancora più evidenti in seguito, sotto la diretta influenza del maestro abruzzese, sia quando lavora alla pittura del paesaggio, sia quando si impegna negli studi di animali (con certa attenzione, anche, al Palizzi). Frequenta i circoli letterari della capitale , collabora a Cronache Bizantine e nel 1883 stringe amicizia con Gabriele dAnnunzio per cui illustra nel 1886 lIsotta Guttadauro. Questo lavoro documenta i suoi interessi, più consistenti dal 1890, per la poetica preraffaellita, con particolare attenzione a Hunt, Millais, Madox Brown più che a Dante Gabriele Rossetti. Ne nasce la naturale adesione, nel 1893, al gruppo costiano In arte libertas. Tuttavia la scelta di una malintesa tradizione italiana come opposizione allimpressionismo, perché fondata sullaccademica minuzia della trama disegnativa, conduce lartista ad una pittura di piglio grandioso, preoccupata di eleganze che non tardano a virare in senso floreale, e ridondante di quellenfasi letteraria cui lo stimola la vena poetica dannunziana. |