La Canzone del Piave

 

I

 

Il Piave mormorava
calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava
per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera.
Muti passaron quella notte i fanti:
tacere e bisognava andare avanti.
S'udiva, intanto, dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar dell'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero
E il Piave mormorò:
"Non passa lo staniero!"

 

II

 

Ma in una notte trista
si parlò di tradimento,
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ah quanta gente ha vista
venir giù, lasciare il tetto
per destino fatal di Caporetto
Profughi ovunque dai lontani monti
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S'udiva allor, dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio dell'onde:
come un singhiozzo in quell'autunno nero.
E il Piave mormorò:
"Ritorna lo straniero!"

 

III

E ritornò il nemico
per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame.
Vedeva il piano aprico,
di lassù voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora.
"No! disse il Piave - No! Dissero i Fanti
mai più il nemico faccia un passo avanti.
Si vide il Piave gonfio tra le sponde
e come i Fanti combattevan l'onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò:
"Indietro va, straniero!"