Il vecchio Museo della Guerra di San DonĂ  di Piave

 

 

Tratto da "San Donà di Piave e le succursali di Chiesanuova e Passarella" di Mons. Dott. Costante Chimenton
Stavolta Editore - prima edizione - Treviso 1928; seconda edizione - Pordenone 1981, vol 1, p. 429 s.

"San Donà di Piave volle arricchirsi di un museo di guerra. Costituito nel 1923 per iniziativa degli ex combattenti e del loro presidente, il sindaco comm. dott. Costante Bortolotto, in quel museo stanno raccolti cimeli importantissimi che, se testimoniano l'aspro duello che tormentò San Donà e il Basso Piave per circa un anno, tramandano pure le sofferenze di un popolo prigioniero. La custodia del museo, sistemato nella sede stessa del municipio, è affidata all'associazione dei combattenti: al forestiero di mostrano quei cimeli preziosi che ricordano pagine dolorosissime di storia locale.
Accenniamo ai principali fra quei cimeli: la forca austriaca che funzionò a S. Donà durante tutto il periodo dell'invasione: fu raccolta dopo l'armistizio, e offerta al museo, dal segretario Cav. Livio Fabris; un fucile di precisione per i passaggi obbligati, offerto dal ten. Domenico Donadelli; una mazza ferrata austriaca, offerta dalla Medaglia d'Argento ten. Guido Sgardoli; una razione di pane nero, del peso di 20 grammi, quale veniva concessa, durante l'invasione, ai nostri prigionieri, e numerosi manifestini lanciati dai nostri aeroplani sulle truppe della riva sinistra del Piave, specialmente dopo la battaglia del giugno, offerti dalla signora maesatra Anna Bagnolo; numerosi elmetti e fucili italiani e austriaci; bombe da fucile austriaco e bombe a mano italiane; pezzi di granate italiane; due mitragliatrici, tipo Schwarty-lose, raccolte in perfetto stato di conservazione nella villa dell'Ing. Velluti, in San Donà; numerose spolette di bombe lanciate da aeroplani, offerte dal Dott. Guido Agostini; le fotografie che ricordano le esecuzioni capitali compiute dall'autorità austriaca contro borghesi e contro soldati cecoslovacchi, e quelle che riproducono il pioppo di casa Furlanetto, su cui era sistemata la forca austriaca, come pure le fotografie che riproducono i danni di guerra. Così tante memorie non andranno perdute: risorta più bella dalle rovine di guerra, San Donà potrà leggere, anche in quei dolorosi cimeli, la sua storia di lagrime e di sacrifici, e applaudire con maggior entusiasmo alla nuova vita, uscita dai campi di battaglia"