PEMESSA

 "L’area tra Caporetto e il Piave nella prima guerra mondiale. Soldati, mezzi in movimento, drammi e vicende umane tra eserciti in guerra e popolazione. Le battaglie del Piave e le distruzioni"

 

Il presente progetto vuole favorire la cooperazione interculturale tra Italia e Slovenia a partire dal tema della Grande Guerra che ha drammaticamente segnato la storia di entrambi i territori.Nello specifico si intendono collegare virtualmente ma anche con un collegamento ferroviario di carattere straordinario (che arrivi almeno al confine con la vicina Repubblica di Slovenia per questione legata all'omologazione internazionale) le città di San Donà di Piave e Caporetto, attivando una serie di iniziative che promuovano la conoscenza della situazione dei due centri all’epoca della Grande Guerra, attraverso il confronto di una documentazione eterogenea (scritti, libri, foto, oggetti ecc…), da unificare e riorganizzare anche a livello di produzione multimediale che costituisca, anche dopo l’evento, un’opportunità di studio e di approfondimento sulle due realtà coinvolte.Le due città sono infatti accomunate dalla presenza di due fiumi ricchi di storia e di importanza fondamentale nel contesto delle vicende della prima guerra mondiale, quali appunto il Piave e l’Isonzo.

     Il Piave è stato un fiume di confine in senso geografico, politico e militare oltre che culturale. Le sue sorgenti sul monte Peralba, posto tra Cadore e Carnia, si aprono proprio alle spalle della linea che nel 1915 divideva l’Italia dall’Austria-Ungheria. Dalla pianura in vista del massiccio del Grappa fino all’Adriatico, si allargava in una fascia di acque irregolari e terre instabili che nel novembre del 1917 divenne nuova frontiera e prima linea del fronte nel quale si opponevano le forze italiane contro l’esercito austro-tedesco. Era la prima guerra mondiale, detta la Grande Guerra. Prima terribile esperienza, per il continente Europa, di guerra totale.Il Piave dal 1918 è anche una canzone, la canzone che spesso, meglio di molti libri ha saputo ricordare agli italiani di tante generazioni, quell’evento drammatico e nello stesso tempo eroico della loro recente storia.Quindi il Piave, insieme fiume, battaglie e canzone, può a buon titolo essere considerato fiume della memoria, che ha incarnato l’identità italiana quanto si è trattato di fermare lo straniero che aveva invaso la patria.In questo contesto, San Donà di Piave fu una delle tante cittadine di retrovia; solo due incursioni aeree che durante il 1916 colpirono sia il capoluogo che le località circostanti ricordavano il conflitto in corso. Nel novembre 1917 proprio dopo la rotta del Regio Esercito Italiano a Caporetto,  si ordinò l’evacuazione del Basso Piave. La distruzione degli abitati, iniziata dai reparti del genio militare per proteggere la ritirata delle truppe italiane, proseguì nei giorni successivi alla stabilizzazione del fronte sul Piave ad opera delle artiglierie, causando la completa distruzione della cittadina.Il territorio ha restituito i resti delle battaglie della Grande Guerra che sono raccolti ed esposti come cimeli in una delle sezioni del Museo della Bonifica del Comune di S. Donà di Piave, istituito nel 1975, e inaugurato e aperto al pubblico nel 1983, esso raccoglie immagini, plastici, oggetti che illustrano, seguendo un criterio espositivo cronologico, le vicende della trasformazione del territorio sandonatese dall'antichità ai nostri giorni.

     L’Isonzo è un fiume di confine in senso geografico, segue oggigiorno, per alcuni suoi tratti, il confine tra territorio italiano e territorio sloveno.L’Isonzo è stato il primo sanguinoso fronte della Grande Guerra nella sua fase iniziale. Il suo incedere, talvolta lento e impassibile ma più spesso di torrente tumultuoso, ha visto combattere ben 12 battaglie tra eserciti, la dodicesima delle quali ha segnato quella terribile e umiliante sconfitta che prende il nome dal paese nei pressi del quale i nemici sfondarono la prima linea italiana: la disfatta di Caporetto. In quell’occasione il turbamento delle coscienze fu generale, sia a livello individuale che collettivo e l’emotività crebbe a dismisura. L’Isonzo segnava il confine ideale tra territorio italiano e territorio di conquista straniero.