Esposizione riproduzioni fotografiche della Sindone - 2010

 

Mostra al Museo della Bonifica
AL MUSEO LA RIPRODUZIONE DELLA SINDONE

In occasione dell’ostensione della Sindone, esposta in questi giorni a Torino, il civico Museo della Bonifica, possedendo da tempo alcune riproduzioni del simulacro a grandezza naturale, propone all’interno della sezione archeologica del museo un’esposizione delle stesse, per consentirne la visione anche a coloro che non hanno modo di recarsi nel capoluogo piemontese.
Le riproduzioni resteranno esposte fino  al 31 luglio, negli orari di apertura al pubblico del museo, da martedì a sabato, ore 15-18 (in luglio e agosto ore 16-19), domenica ore 9-12.

 Sull’autenticità della Sindone non vi è accordo.
Per i credenti la Sindone è il lenzuolo nel quale fu avvolto il corpo di Gesù Cristo  quanto fu deposto nella tomba di pietra a Gerusalemme, dopo la crocifissione. 
La storia della Sindone è in tutti i casi singolare ed avventurosa.

Dopo la resurrezione di Gesù Cristo ucciso sulla croce, si fa un cenno fugace a questo venerabile lenzuolo nei vangeli apocrifi; risulta venerato dai primi cristiani e fu gelosamente conservato da essi come santa reliquia della passione e della morte del Redentore.
Per sottrarlo all’incuria e alla distruzione e per conservarlo nel tempo, si adoperarono con la massima cura, utilizzando nascondigli che rimasero sempre segreti, consentendo a questa reliquia di sfuggire miracolosamente a persecuzioni e ad invasioni.
Anche se fugacemente citata dalle scritture, la presenza di questa immagine sacra si è tramandata nel tempo nel mondo cristiano.
La Sindone e fu trasportata verso la metà del X secolo d.C.  a  Costantinopoli.

Nel 1204, con la caduta di Costantinopoli ad opera dei crociati, se ne persero le tracce. Alcuni storici ipotizzano che essa fu trafugata dai potenti Cavalieri Templari e trasportata in Francia per essere conservata di tempo in tempo fino alla conclusione del mondo. Alcuni ritengono che sia proprio essa il mitico Santo Graal, ovvero il Sang-real  ovvero il sangue del re GESU’ CRISTO trattenuto tra fibre di questo lenzuolo.
Nel XIII secolo risulta posseduta dalla famiglia del cavaliere Goffredo di Chamy. Nel XV secolo una discendente del Chamy la vendette ai duchi di Savoia che la portarono a Chambery, antica capitale del loro ducato. 
Da quel momento fino alla morte dell’ultimo re d’Italia Umberto II, rimase di proprietà della famiglia dei Savoia. Nel suo testamento Umberto II (1983) la lasciò in eredità al Papa.
Durante la permanenza a Chambery la Sindone subì i danni di un incendio che preservò quasi del tutto integra l’immagine impressa dell’uomo che reca l’infinita drammaticità dei segni del suo supplizio e della morte. Le suore di Chambery provvedettero a rammendare e ad integrare con cura e somma devozione le parti carbonizzate. Poi la Sindone fu trasportata a Torino dove si trova tuttora.
Anche Hitler fu ossessionato da questa immagine e voleva impossessarsene ma negli anni del secondo conflitto mondiale fu ancora occultata per preservarla.
Non si sono ancora concluse le ricerche scientifiche su questo storico (e per i cristiani Sacro) lenzuolo.
Non è ancora stato spiegato, e forse la cosa non potrà mai avere una concreta spiegazione scientifica, di come l’immagine si sia impressa in modo indelebile nel lenzuolo. E’ certo che essa non sia un dipinto, che il sangue sia veramente sangue umano, che sia le fibre, sia i corpuscoli che contiene abbiano una sicura origine orientale. Nessuna tecnica umana è stata in grado di spiegare come si sia potuta imprimere una immagine fotografica tenendo conto che i principi della fotografia non erano certo noti nel periodo antico e nemmeno nel medioevo.
Non si tratterebbe, pertanto, di un falso creato ad arte per ingannare i creduloni ma di una reale immagine.

Abbiamo ritenuto di esporre queste riproduzioni della Sindone a grandezza naturale realizzate in occasione di una mostra che si tenne nel 2000, proprio in occasione dell’ostensione in corso a Torino e che sta attirando migliaia e migliaia di fedeli da tutto il mondo.
Un ringraziamento al sig. Angelino Battistella che allora  promosse l’iniziativa. Le riproduzioni sono di proprietà del Museo della Bonifica.